Ultimo messaggio dal Titanic

2 09 2008

Titanic

Sono stato via un bel po’.
Nel tempo che è passato ho avuto modo di riflettere. Questo blog non mi appassiona più, mi sembra un esercizio sterile.

Ho cominciato a scrivere per organizzare i pensieri attorno a quello che vedo soprattutto come un problema culturale: le idee e gli atteggiamenti che “bloccano” la popolazione dell’altopiano, facendone il peggior nemico di sé stessa.

Un lavoro sull’egemonia culturale – o sui limiti della cultura egemonica.
Non mi è mai interessato un ragionamento “politico”, sulle leadership e sulle istituzioni. Io credo che i leader siano, nella migliore delle ipotesi, l’espressione della società che li sceglie. Come tali sono condannati al conformismo, il loro potere di cambiamento è limitato.

Ci sono molti problemi che rendono critica la sopravvivenza dell’altopiano come realtà sociale, culturale ed economica. Lasciati a sé stessi, non possono che peggiorare e spingere questo territorio verso la marginalità.
Credo che questi problemi potrebbero essere affrontati solo dalla “società” dell’altopiano, per così dire riformando sé stessa per sopravvivere.
Non credo che possano essere risolti con un cambio di maggioranza alle prossime elezioni comunali, o ai vertici di qualche ente.
Non è questione di associazioni che organizzino bei convegni.

Considerando i risultati e il feedback che ho raccolto da quando scrivo e presto attenzione consapevole a queste cose, devo ammettere che sono diventato abbastanza pessimista.

Sull’altopiano non esiste nessun interesse per una qualsiasi riflessione sulla crisi culturale che mi ha spinto ad aprire il blog.

Non esiste un interesse produttivo intorno al blog stesso: è evidente che, anche se i lettori non sono mancati, sono completamente mancati i contributi (Jegary a parte, naturalmente, ma se voglio discutere con lui posso farlo più comodamente per email).

Non esiste interesse neppure negli altri luoghi “vicini” della rete, che poi sono uno solo, il blog di Billarman.
In assenza di dibattito nel mio blog, osservo il dibattito che si svolge nel suo e trovo che, a parte molto rumore di fondo, le persone con qualche sensibilità al miglioramento sono interessate solo a momenti contingenti, fatti particolari, e ancorate all’illusione che le soluzioni debbano passare per formule come “risposte concrete”, “darsi da fare invece di criticare” e altri luoghi comuni che sono parafrasi del rifiuto per la complessità.

Se la realtà è complessa – e lo è sempre – se i problemi sono troppo articolati, meglio evitare di pensarci, sostituire il problema reale con uno finto ma più facile da aggredire, rifugiarsi nell’indifferenza o in rassicuranti mitologie.

Quindi, non credo di voler continuare in questo esercizio.

Ho realizzato che la “cultura” che personalmente mi disturba è molto robusta, e anche strutturalmente peggiore di quel che credevo. È una sub-cultura (leggi: versione peggiorativa della cultura veneta, il che è già deprimente di suo) egoista e suicida, passiva e rigida, che si compiace della sua inadeguatezza.

Moltissimi sono pronti a preoccuparsi, si infastidiscono presto e volentieri se sentono una voce critica, temono che danneggi il loro gioco personale (qualunque esso sia).
A nessuno interessa – oppure nessuno vuole – accettare l’idea che ci sia una responsabilità collettiva, sociale, che dobbiamo affrontare se vogliamo tirarci fuori dai guai.
Tanti preferiscono negare direttamente l’esistenza di guai…

Secondo il collaudato modello Titanic, se la nave affonda conviene suonare, ballare e far finta di nulla.

Dato che questo è un blog, cioè uno spazio personale di appunti e riflessione (e non una rivista “di opinione”, un organo politico o che altro), penso di non avere doveri verso nessuno.
Quindi chiudo qui, perché mi sono convinto che non c’è utilità nel continuare.

Chi era infastidito si rilasserà un po’. Chi se ne fregava continuerà a fregarsene.

Se qualcuno pensa che ci sia qualcosa di vero o interessante in quello che ho scritto finora, continui lui; lo leggerò volentieri.

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L’immagine è di spino71.spaces.live.com

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