Negli ultimi giorni, una discussione intorno all’atteggiamento della popolazione dell’Altopiano, alla natura dei problemi che la sfidano e alle possibili strategie per affrontarli, si è sviluppata su Radio Monte Katz (un blog che seguo da tempo e che mi ha spesso offerto spunti di riflessione).
Potete trovarla nei commenti a due post di Billarman sulla Rogazione:
Dato che la discussione sembra interessare soprattutto me e Andrea Cunico Jegary (che si batte da tempo per promuovere un suo progetto di “risorgimento” basato sul marketing territoriale per lo sviluppo del turismo), e dato il numero di commenti che siamo riusciti a sviluppare in un paio di giorni, ho pensato di aprire uno spazio dedicato in modo specifico a questi temi – così la smettiamo di abusare dell’ospitalità di Billarman (grazie!) e di annoiare tutti quelli che frequentano il suo blog per chiacchierare di cose molto più varie e (a volte) più leggere.
In estremissima e provvisoria sintesi:
- La popolazione dell’Altopiano è consapevole della reale natura dei suoi problemi?
- Il turismo è l’unica alternativa economica alla “morte” dell’Altopiano?
- L’atteggiamento negativo (a voler essere ottimisti…) nei confronti del turismo, dei turisti e dei “foresti” in generale è fisiologico, comprensibile, ingiustificato, patologico (diciamo schizoide-paranoide), o che altro?
E comunque, è conciliabile con i dati di realtà? - Nel caso, come far convivere un positivo senso delle proprie tradizioni e identità con l’appartenenza al proprio tempo (e con le necessità dell’accoglienza)?
- Quali responsabilità e quale ruolo hanno le “istituzioni”, i “decisori”?
- Quali responasbilità e quale ruolo hanno invece la base, coloro che “vengono decisi”, cioè noi?
- Si può ancora cambiare? E come?
- È una questione di marketing e comunicazione, o c’è di più?
Chissà, magari questo spazio può servire a qualcosa. Vedremo.
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