I vettori del cambiamento

28 05 2008

In un recente commento, Andrea Cunico Jegary mi invita a definire “verso quale direzione intendo l’urgenza di cambiamento”.
Posso provare a offrire, più che una risposta, uno schema dei principali vettori di cambiamento che ho in mente in questo momento.

vettori di cambiamento

  • dall’inerzia all’attività
  • dal ritiro schizoide al senso di realtà
  • dal lamento incoerente alla progettualità coerente
  • dal sospetto paranoide alla fiducia “sana” (e quindi verificata)
  • dall’egoismo a orizzonte breve al vantaggio sociale a orizzonte lungo
  • dal rifugio in mitologie sul passato alla capacità di vivere nel presente
  • dal “nemico” locale alla complessità globale
  • dal disimpegno all’impegno

Magari qualcuno può aiutare a completare – chiarire – discutere – approfondire?





Alien: lo spazzacamino venuto dallo spazio.

27 05 2008

Apriamo un nuovo fronte di questo blog: Benchmarking (confrontarsi coi migliori)* serve a raccogliere esempi di cose che vanno come dovrebbero andare.
Spunti di riflessione, per cercare la “direzione del cambiamento” attraverso le differenze con la realtà che conosciamo.

Per me c’è un solo, vero spazzacamino sull’Altopiano. Gli altri si incazzeranno, magari, ma per quanto ne so è così.
Mi risulta che sia uno nato qui, ma certo il suo modo di lavorare viene dall’altro capo della galassia.
Per cominciare, se telefoni risponde una gentile signora, penso sua moglie: consulta l’agenda e ti dice che il marito sarà nella tua zona in un dato giorno, quindi lei potrebbe fissare un appuntamento per la tal ora. Può andar bene?

Fantastico, come dal dentista (intendo quelli di città!).
Chiunque abbia avuto esperienza del meccanismo di coinvolgimento dell’artigiano altopianese tipo in un qualunque piccolo problema domestico, avrebbe già abbastanza da riflettere.

Ma non fermiamoci qui.
Il giorno fissato, all’ora fissata (!) l’amico spazzacamino arriva.
Dal primo momento capisci che qualcosa non va: l’uomo ha con se un set completo, efficace ma anche pragmaticamente essenziale di strumenti, che inizia subito ad utilizzare, tradendo una sorprendente caratteristica: ha un metodo!
Sigilla il tuo camino con maestria e velocità, senti subito che l’esito sarà felice: è persino probabile che non dovrai passare la giornata a pulire dove lui ha sporcato.
Poi il lavoro procede come nei tuoi sogni più felici.

Veloce, efficiente, padrone del mestiere, sfodera “trucchi” sorprendenti quanto efficaci.

ho visto cose che voiu umani non potete neanche immaginare

Non voglio svelare troppo, rispetto l’investimento che il nostro alieno ha fatto: mi risulta che ha imparato il mestiere in Trentino (sapete, al largo dei bastioni di Orione, o nel buio vicino alle porte di Tannhauser…), dove pare ci siano regolari corsi di formazione per mestieri del genere, con relativa abilitazione.

La faccenda si conclude presto e bene, e al momento del conto, persino meglio di come ti aspettavi: onesto e contenuto, molto ma molto meno di quanto mi ha estorto, l’anno prima, il solito paesano-che-fa-mille-lavori.

È davvero un alieno, un ultra-corpo.

È come dovrebbero essere tutti?

L’mmagine è di Iain Claridge

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* “A seguito del processo di benchmarking vi è una fase di revisione dei valori target di prestazione da raggiungere, di individuazione delle best practice da studiare e imitare. Lo scopo principale è studiare i processi altrui per importarli in casa propria: non sempre l’imitazione è fattibile completamente, poiché il cambiamento si scontra con le inerzie, i vincoli e la cultura della propria azienda.”
Da Wikipedia





VaffaDay

21 05 2008

Andrea, nel suo ultimo commento su RMK, scrive:

...la sociologia, la psicologia sociale, rapporto con la realtà, senso di realtà, distacco dalla realtà, mondo reale… Rileggo il tutto e ho l’impressione GATTOROSSO di frequentare un blog di alcolisti anonimi in terapia di gruppo ai domiciliari… Ma purtroppo temo tu abbia ragione. E mi chiedo: ma secondo te, di “cosa si farebbero” i DECISORI altopianesi? Soprattutto, come convincerli a mettersi in terapia ricorrendo a contributi regionali speciali per il recupero dei disagiati sociali delle isole etniche prealpine? E intanto una “normale” rete pedonale che colleghi Asiago a Gallio ancora non c’è (sarebbe troppo “marketing turistico”), i PAT non tengono conto di linee guida comuni per la valorizzazione e fruizione dell’ambiente (sarebbe troppo “marketing turistico”), non c’è ombra di figure professionali adeguate e di piani di sviluppo cooperativi interterritoriali (sarebbe troppo “marketing turistico”).
GATTOROSSO, tornando alla realtà: a quando il VaffaDay in Piazza Carli?

A parte che “Alcolismo e Altopiano” è un’associazione di idee che ha un suo senso, purtroppo…

Credo che una specie di grande terapia di gruppo sia proprio quello che ci servirebbe.

Ma siccome non mi aspetto niente dai “decisori”, e non credo neppure che siano loro la causa prima dei nostri problemi (la classe dirigente esprime sempre, alla lunga, le contraddizioni della classe “diretta”), mi vien da pensare a una qualche forma di terapia sociale autogestita, con cui provare a sistemare l’immagine di sé collettiva degli altopianesi.

Il padre di tutti i vaffa...

D’altra parte, non credo molto nei VaffaDay, per motivi generali – neanche a Grillo riesce di cavarne granché oltre a un momentaneo rumore – ma soprattutto nello specifico di piazza Carli.

Sarebbe facile, ma penso inutile, scatenare l’istinto distruttivo che è già così sovrasviluppato in tantissimi  concittadini. Qui l’esercizio della critica si applica sempre a tutto, ogni mattina al bar faccio esperienza della locale infinita capacità di dir male. Mi accorgo, anche, che se tento di spostare il discorso sul piano propositivo, l’interlocutore perde immediatamente interesse. Non vuole pensare a come migliorare quella data situazione, è un esercizio che gli è faticoso, bisogna mettere in fila un certo numero di concetti in modo coerente.

Ovviamente, questo non succede per idiozia congenita. È che sull’Altopiano la confusione ha raggiunto da un pezzo il famoso “livello di guardia” (chissà che livello viene dopo?).

Quindi, caro Andrea, secondo me ci serve qualcosa da fare per rimettere ordine nelle priorità.

Poi credo che i decisori si potranno cambiare più facilmente.

Cosa potremmo fare? Riesci a vedere qualcosa di utile allo scopo tra i ferri del marketing?

 

L’immagine è di AgSer





Change?

21 05 2008

Negli ultimi giorni, una discussione intorno all’atteggiamento della popolazione dell’Altopiano, alla natura dei problemi che la sfidano e alle possibili strategie per affrontarli, si è sviluppata su Radio Monte Katz (un blog che seguo da tempo e che mi ha spesso offerto spunti di riflessione).

Potete trovarla nei commenti a due post di Billarman sulla Rogazione:

Dato che la discussione sembra interessare soprattutto me e Andrea Cunico Jegary (che si batte da tempo per promuovere un suo progetto di “risorgimento” basato sul marketing territoriale per lo sviluppo del turismo), e dato il numero di commenti che siamo riusciti a sviluppare in un paio di giorni, ho pensato di aprire uno spazio dedicato in modo specifico a questi temi – così la smettiamo di abusare dell’ospitalità di Billarman (grazie!) e di annoiare tutti quelli che frequentano il suo blog per chiacchierare di cose molto più varie e (a volte) più leggere.

In estremissima e provvisoria sintesi:

  • La popolazione dell’Altopiano è consapevole della reale natura dei suoi problemi?
  • Il turismo è l’unica alternativa economica alla “morte” dell’Altopiano?
  • L’atteggiamento negativo (a voler essere ottimisti…) nei confronti del turismo, dei turisti e dei “foresti” in generale è fisiologico, comprensibile, ingiustificato, patologico (diciamo schizoide-paranoide), o che altro?
    E comunque, è conciliabile con i dati di realtà?
  • Nel caso, come far convivere un positivo senso delle proprie tradizioni e identità con l’appartenenza al proprio tempo (e con le necessità dell’accoglienza)?
  • Quali responsabilità e quale ruolo hanno le “istituzioni”, i “decisori”?
  • Quali responasbilità e quale ruolo hanno invece la base, coloro che “vengono decisi”, cioè noi?
  • Si può ancora cambiare? E come?
  • È una questione di marketing e comunicazione, o c’è di più?

Chissà, magari questo spazio può servire a qualcosa. Vedremo.